Birdwatching e wildlife watching: guardare gli animali è una cura per lo stress

In questo articolo scoprirai perché fermarsi a guardare un animale nel suo ambiente naturale riduce stress, ansia e pressione sanguigna, e come integrare questa pratica nella quotidianità e nei tuoi viaggi slow.


  • Redazione di Find the Slow
  • 18 Giugno 2026
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Foto di KATRIN BOLOVTSOVA

C’è qualcosa di magnetico nel fermarsi a osservare gli animali. Forse è per questo che il birdwatching è diventato così popolare.

E non parliamo solo dei soliti esperti con il binocolo; tantissimi curiosi hanno scoperto il piacere di questa esperienza.

Ma non si tratta soltanto di un passatempo. E non riguarda solo i volatili. Osservare un animale libero nel suo habitat (wildlife watching), senza barriere, fa bene al corpo e alla mente. Ormai lo dimostrano tantissimi studi di psicologia ambientale.

Sebbene la vita di tutti i giorni sembra averci resi sordi ai ritmi della natura, riconnettersi con la fauna selvatica è ancora possibile, ed è più salutare di quanto immaginiamo.

In questo articolo esploreremo nel dettaglio le evidenze scientifiche su ciò che realmente accade al nostro organismo durante queste esperienze.

Perché ci fermiamo istintivamente a osservare un animale?

Osservare un animale attiva un’attenzione “involontaria”, quella che non richiede sforzo perché nasce dalla curiosità e non dalla concentrazione forzata. Gli psicologi ambientali la chiamano “fascinazione“: a differenza della concentrazione che usiamo al lavoro o al volante, che si esaurisce con l’uso, la fascinazione non stanca, anzi rigenera.

È uno dei meccanismi alla base della cosiddetta Attention Restoration Theory (teoria del ripristino dell’attenzione), formulata dagli psicologi Rachel e Stephen Kaplan, secondo cui gli ambienti naturali offrono quattro elementi (distanza dalla routine, ampiezza percettiva, fascinazione e compatibilità con i nostri interessi) che permettono alla mente di recuperare dalla fatica mentale accumulata nella vita quotidiana.

In pratica, guardare un animale che si muove, caccia o si nutre richiede attenzione, ma di un tipo che non logora. Un po’ come capita a chi si perde a fissare le onde del mare o il fuoco che brucia.

I benefici mentali: meno stress, ansia e sintomi depressivi

Uno degli studi più citati su questo tema è quello condotto nel 2017 dall’Università di Exeter insieme al British Trust for Ornithology e all’Università del Queensland, pubblicato sulla rivista BioScience.

I ricercatori hanno coinvolto oltre 270 persone di diversa età, reddito ed estrazione sociale, misurando quanti uccelli, arbusti e alberi potevano vedere da casa o nel proprio quartiere. Il risultato: chi vedeva più fauna selvatica nei dintorni presentava livelli più bassi di depressione, ansia e stress, e questo valeva sia in città che fuori. Questi effetti si mantenevano anche togliendo l’influenza di fattori come il reddito, l’età e altri fattori socio-demografici.

Un dettaglio interessante della ricerca è che non contava riconoscere la specie osservata, ma semplicemente il numero di animali visibili. In altre parole, non serve essere un esperto birdwatcher per ottenere un beneficio: basta poter vedere fauna selvatica con regolarità.

A questo si affianca un secondo filone di ricerca, quello del progetto britannico “30 Days Wild” dei Wildlife Trusts, che dal 2015 invita le persone a compiere ogni giorno per un mese una piccola azione di contatto con la natura, osservazione di animali compresa.

Uno studio peer-reviewed pubblicato su Frontiers in Psychology nel 2018 da Miles Richardson e Kirsten McEwan (Università di Derby) ha rilevato che, tra i partecipanti che partivano con un legame debole con la natura, il senso di connessione con l’ambiente naturale è aumentato del 56% durante la sfida.

Una revisione successiva su cinque anni di dati, ha mostrato che l’effetto positivo sul benessere percepito permane fino a due mesi dopo la fine della sfida.

I benefici fisici: pressione, cortisolo e battito cardiaco

I benefici non restano confinati alla sfera psicologica. La letteratura scientifica sugli ambienti naturali (riassunta in una rassegna del professor William C. Sullivan dell’Università dell’Illinois) collega l’esposizione regolare a spazi verdi e naturali a una riduzione della pressione sanguigna, a livelli più bassi di cortisolo (l’ormone dello stress) e a un umore più positivo rispetto a chi vive in ambienti privi di verde o di fauna visibile.

Questi effetti fisiologici sono spiegati da due teorie complementari: la già citata teoria del ripristino dell’attenzione, che agisce sui processi cognitivi, e la Stress Reduction Theory formulata da Roger Ulrich, secondo cui il sistema nervoso reagisce agli stimoli naturali con un rilassamento quasi automatico, misurabile attraverso il calo della frequenza cardiaca e della tensione muscolare.

Come portare l’osservazione della fauna nella vita di tutti i giorni e nei viaggi lenti

Per chi viaggia seguendo i principi dello slow travel, osservare la fauna selvatica può diventare parte integrante dell’esperienza, un modo diverso per entrare in sintonia con il luogo.

Ecco qualche consiglio pratico per farlo bene:

  • Scegli le ore giuste. Alba e tramonto sono i momenti di maggiore attività per molte specie, dai mammiferi ai rapaci.
  • Resta fermo/a più del solito. Molti animali si avvicinano o si mostrano solo quando la fonte di disturbo (cioè noi) si ferma e tace per qualche minuto.
  • Non serve riconoscere la specie. Come emerge dagli studi citati, il beneficio non dipende dal sapere cosa stai guardando, ma dal guardare con attenzione.
  • Lascia il telefono in tasca, almeno per un po’. Fotografare ogni avvistamento spezza la continuità dell’attenzione “involontaria” che produce l’effetto rilassante.
  • Rispetta le distanze. L’osservazione a beneficio nostro non deve mai diventare un disturbo per l’animale: mantenere distanza e silenzio è parte integrante di un’osservazione etica.
  • Affidati a guide locali nelle aree protette. Conoscono i punti e gli orari migliori e riducono il rischio di disturbare habitat sensibili.

Integrata in un itinerario lento, anche una sosta di dieci minuti in un’area naturale, con l’obiettivo unico di osservare cosa si muove intorno, può diventare uno dei momenti più riposanti di un intero viaggio.

Domande frequenti sull’osservare gli animali in natura

Quanto tempo serve per ottenere un beneficio osservando gli animali?

Non esiste una soglia minima validata, ma gli studi su programmi come 30 Days Wild mostrano effetti positivi già con brevi momenti quotidiani di osservazione della natura, anche di pochi minuti, se ripetuti con regolarità nel tempo.

Bisogna essere esperti di fauna selvatica per trarne beneficio?

No. Lo studio dell’Università di Exeter ha rilevato che il beneficio sul benessere mentale dipende dal numero di animali visibili, non dalla capacità di riconoscere la specie osservata; è l’atto di guardare con attenzione che conta.

Questi benefici valgono anche in città, o serve andare in natura selvaggia?

Valgono anche in ambito urbano. Gli stessi studi sono stati condotti su persone che vivevano in quartieri densamente popolati e hanno trovato beneficio semplicemente osservando uccelli comuni come merli, pettirossi o cinciarelle dalla finestra di casa o in un parco cittadino.

In sintesi

Fermarsi a osservare un animale nel suo ambiente, anche per pochi minuti, riduce stress, ansia e sintomi depressivi e si associa a una riduzione misurabile della pressione sanguigna e del cortisolo. Non serve essere esperti né raggiungere luoghi remoti; basta fermarsi, restare in silenzio qualche minuto e lasciare che l’attenzione si agganci a ciò che si muove.


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