In questo articolo scopriamo l’hurkle-durkle, un’espressione scozzese che racchiude il piacere di restare a letto, anche quando sarebbe ora di alzarsi.
Gli scozzesi hanno una parola per restare a letto quando dovresti alzarti: hurkle-durkle.
Ha più di duecento anni, era quasi scomparsa e negli ultimi anni è tornata in circolo grazie ai social.
Vale la pena parlarne perché dà un nome a una cosa che quasi tutti facciamo, e di cui spesso ci vergogniamo un po’.
Scopriamolo insieme.
Hurkle-durkle è un verbo dello scots, la lingua germanica parlata in Scozia accanto all’inglese e al gaelico. Lo Scottish National Dictionary lo definisce così: restare a letto, o ciondolare, quando si dovrebbe essere già in piedi e al lavoro.
Non indica quindi il sonno vero e proprio. Indica quel tempo di mezzo in cui si è svegli, si sa che sarebbe ora di alzarsi, e si resta sotto le coperte lo stesso.
Si pronuncia più o meno hàrkel dàrkel: la u si legge quasi come una a breve. In italiano non abbiamo una parola che corrisponda del tutto. “Poltrire” si avvicina, ma porta con sé un giudizio di pigrizia che hurkle-durkle, almeno oggi, non ha.
La base è hurkle, un verbo che in scots significa rannicchiarsi, stare accucciati per scaldarsi o per non farsi vedere, come fa un animale. È attestato nell’antico scozzese già intorno al 1500, e il Middle English aveva una forma simile nel Trecento.
Durkle non ha un significato proprio: è una ripetizione in rima, come in dilly-dally o in un nostro “tira e molla”.
La prima fonte nota di hurkle-durkle è l’opera di John Jamieson, il pastore e lessicografo che nel 1808 pubblicò il primo grande dizionario etimologico della lingua scozzese. Il termine compare con riferimento alla contea di Fife, nel supplemento uscito nel 1825.
Poi la parola è caduta in disuso. Lo Scottish National Dictionary, nella voce redatta nel 1960, la segna già come obsoleta.
La parola è rientrata nell’uso comune tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, attraverso TikTok.
Secondo The Scotsman, a farla girare è stata l’attrice e cantante statunitense Kira Kosarin, che l’ha presentata come “parola del giorno” in un video da oltre 3,8 milioni di visualizzazioni. L’audio è stato poi ripreso da molti altri utenti, e da lì sono arrivati gli articoli sui giornali di mezzo mondo.
Ha aiutato il suono: è buffa, si ricorda subito, e sembra inventata anche se non lo è.
Successivamente è stata spesso accostata al bed rotting, la tendenza a passare intere giornate a letto con il telefono. Le due cose sono diverse, e la differenza è il punto di questo articolo.
Per duecento anni restare a letto la mattina è stato considerato un vizio. Oggi assume un altro senso.
Questo cambio di significato dice qualcosa su come viviamo le mattine. Per molti il risveglio coincide con notifiche, email di lavoro, notizie, tutto prima ancora di aver appoggiato i piedi a terra. La giornata comincia già di corsa.
L’hurkle-durkle, inteso bene, è il contrario: qualche minuto in cui non si fa niente di produttivo e non si guarda niente.
È qui che si incontra con lo slow living, che non significa fare tutto piano. Significa scegliere a cosa dedicare il proprio tempo invece di lasciarlo decidere al calendario. Restare a letto dieci minuti in più, sapendo di farlo, è una scelta piccola di questo tipo.
C’è però da prestare attenzione: una mattina lenta ogni tanto può far bene; stare a letto per evitare situazioni o pensieri, o per ore ogni giorno, è un’altra cosa e può anche peggiorare il sonno notturno. Se restare a letto diventa un modo per non affrontare la giornata, vale la pena parlarne con un medico.
Non c’è un metodo, e trasformarlo in una routine da seguire alla lettera sarebbe un controsenso.
Ci sono però alcune abitudini che aiutano a godersi quel tempo invece di passarlo a sentirsi in ritardo.
In viaggio spesso ci si sveglia presto per vedere tutto, colazione veloce, programma fitto fino a sera. Si torna a casa più stanchi di prima.
Un viaggio lento parte da una scelta diversa: meno cose, più tempo per ognuna.
Un consiglio: quando si prenota, chiedere fino a che ora si può fare colazione e a che ora va lasciata la camera. Sono due dettagli che decidono se la mattina sarà lenta davvero.
Se conosci un posto dove fare hurkle-durkle con una bella vista, segnalalo sulla Mappa Slow di Find the Slow.
Hurkle-durkle non è una tecnica per dormire meglio né un segreto scozzese per vivere più a lungo. È una parola vecchia, buffa, che dà dignità a un gesto che facciamo tutti e che di solito liquidiamo con un “dai, ancora cinque minuti”.
Il suo valore sta proprio nel dare un nome a una cosa, rendendola visibile, e una cosa visibile si può scegliere invece di subirla.
La prossima volta che succede, si può provare a non chiamarla pigrizia. Gli scozzesi, duecento anni fa, avevano già trovato una parola migliore.
È una parola scozzese che significa restare a letto, o oziare, quando si dovrebbe essere già alzati.
Dello scots, la lingua germanica parlata in Scozia. Non è gaelico. La prima attestazione nota è nel dizionario di John Jamieson, riferita alla contea di Fife.
No. Hurkle-durkle è restare un po’ a letto dopo il risveglio. Il bed rotting è passarci intere giornate, spesso davanti a uno schermo.
Una mattina lenta ogni tanto può aiutare a staccare. Se diventa un’abitudine quotidiana o un modo per evitare la giornata, conviene parlarne con un medico.
Non proprio. “Poltrire” e “crogiolarsi a letto” sono le più vicine, ma hanno una sfumatura di pigrizia che l’uso attuale di hurkle-durkle non ha.
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