Oggi siamo costantemente connessi: notifiche, aggiornamenti, eventi in tempo reale. Questa iper-presenza digitale ha generato una nuova forma di stress, ma anche una risposta sempre più diffusa: la Joy of Missing Out (JOMO).
Mentre la FOMO (Fear of Missing Out) descrive l’ansia di non essere coinvolti in ciò che fanno gli altri, la JOMO è esattamente il contrario: il sollievo e la soddisfazione nel scegliere di non partecipare, di disconnettersi e di concentrarsi su ciò che davvero conta per sé.
Non si tratta di isolamento o di rinuncia, ma di una scelta intenzionale per proteggere tempo, attenzione e benessere mentale.
Continua a leggere se vuoi scoprire cos’è la JOMO, come funziona dal punto di vista psicologico e neuroscientifico, e perché potrebbe essere la chiave per un rapporto più sano con tecnologia, viaggio e quotidianità.
La Joy of Missing Out (JOMO) è l’atteggiamento mentale che trasforma il “non essere lì” da perdita a opportunità.
Si manifesta come un senso di sollievo, calma o soddisfazione nel decidere consapevolmente di non partecipare a un evento, non rispondere subito a un messaggio o semplicemente staccare dagli schermi per dedicarsi a qualcosa di più significativo — o anche a niente di particolare.
A differenza dell’isolamento passivo o della fuga sociale, la JOMO è una scelta attiva e intenzionale: non si tratta di evitare il mondo, ma di proteggere il proprio spazio mentale, emotivo e temporale da richieste continue, distrazioni superflue e confronti inutili.
È il piacere di leggere un libro invece di scorrere il feed, di saltare un aperitivo affollato per una passeggiata solitaria, o di lasciare il telefono in un’altra stanza durante la cena.
Mentre la FOMO è stata ampiamente studiata come fattore di stress, ansia e insoddisfazione, la JOMO emerge come suo antidoto psicologico.
Uno studio del 2018 ha mostrato che la FOMO è correlata a un uso problematico dello smartphone, a livelli più elevati di depressione e a una minore soddisfazione relazionale.
Al contrario, la JOMO è legata a tratti di autoregolazione, mindfulness e autonomia emotiva. Chi pratica la JOMO tende a:
Sebbene la ricerca sulla JOMO sia ancora emergente (in parte perché è un concetto più recente e meno patologico da studiare), i dati disponibili indicano che è correlata a maggiore benessere soggettivo e a un uso più intenzionale del tempo libero.
Lo slow living non è solo una questione di ritmo, ma di intenzionalità. La JOMO si inserisce perfettamente in questa filosofia perché:
Non si tratta di rifiutare il mondo, ma di riconquistare il diritto di scegliere cosa merita la propria attenzione.
Il piacere di “perdersi qualcosa” ha radici neurologiche concrete.
Studi sull’ozio cognitivo dimostrano che periodi di non-stimolazione attiva — come camminare senza meta, guardare il cielo o semplicemente stare in silenzio — attivano la rete neurale predefinita (default mode network), coinvolta in processi come l’introspezione, la memoria autobiografica e la pianificazione futura.
Inoltre, la disconnessione volontaria riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.
Praticare la JOMO non richiede gesti estremi. Ecco alcune strategie concrete, adatte anche a chi vive in contesti urbani o professionalmente impegnativi:
La JOMO cresce con la consapevolezza, non con la privazione. Si tratta di riscoprire il valore di ciò che già hai.
Nel contesto del turismo la JOMO si traduce in esperienze più profonde e meno frenetiche. Invece di inseguire check-list di attrazioni, tipiche del turismo di massa, chi abbraccia la JOMO sceglie:
Questo approccio non solo migliora la qualità del viaggio, ma riduce l’impatto ambientale e culturale, allineandosi ai principi del turismo lento e rigenerativo.
La FOMO (Fear of Missing Out) è l’ansia di non partecipare a ciò che fanno gli altri, mentre la JOMO (Joy of Missing Out) è il piacere consapevole di scegliere di non partecipare, per godersi il proprio tempo in modo intenzionale.
No. La JOMO è una mentalità, non uno stile di vita esclusivo. Anche in città o con impegni lavorativi intensi, si può praticare attraverso micro-scelte quotidiane: disattivare notifiche, proteggere momenti di silenzio, dire “no” con gentilezza.
Sì. Sono emozioni umane e fluide. L’obiettivo non è eliminarle, ma riconoscerle e scegliere consapevolmente quando agire in base a una o all’altra.
La Joy of Missing Out (JOMO) è una risposta consapevole alla cultura dell’iperstimolazione e della disponibilità continua. Promuove benessere mentale, presenza e intenzionalità. Nel contesto dello slow living e del turismo rigenerativo, la JOMO non è una rinuncia, ma una forma di libertà attiva: quella di decidere cosa merita il proprio tempo e la propria attenzione.
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