L’escursionismo sta cambiando pelle.
Mentre per decenni l’immaginario collettivo ha associato il trekking a dislivelli impegnativi, attrezzatura tecnica e obiettivi da raggiungere a ogni costo, una nuova tendenza sta ridefinendo il rapporto con la montagna.
Si tratta del soft hiking, o escursionismo dolce. Un’esperienza outdoor che privilegia la qualità del cammino rispetto alla quantità di metri percorsi.
Questo approccio, infatti, non richiede preparazione atletica estrema, non insegue panorami da cartolina a discapito del benessere personale, e soprattutto non esclude nessuno.
Se vuoi saperne di più, continua a leggere. Questo articolo esplora le caratteristiche distintive del soft hiking, i dati che ne supportano i benefici, e come questa pratica si inserisce nel contesto del turismo lento.
🌿 Cos’è il soft hiking e come si differenzia dal trekking tradizionale
Il soft hiking è una forma di camminata in natura a basso impatto fisico, caratterizzata da ritmo moderato, attenzione sensoriale e assenza di obiettivi prestazionali.
A differenza del trekking tradizionale, che spesso richiede preparazione fisica specifica, attrezzatura tecnica e traguardi misurabili (vetta, tempo, distanza), l’escursionismo dolce si concentra sul processo stesso del camminare.
Mentre un’escursione classificata come “impegnativa” può prevedere dislivelli superiori ai 1.000 metri e durate prolungate, il soft hiking si muove tipicamente entro i 500 metri di dislivello e le 4-5 ore di cammino. La velocità media è deliberatamente lenta – tra i 3 e i 4 chilometri orari – consentendo di osservare, ascoltare e interagire con l’ambiente circostante.
Il soft hiking non è quindi l’escursionismo per chi “non ce la fa”, ma una modalità diversa di esperire la natura: meno focalizzata sul traguardo, più attenta al processo.
🥾 Benefici fisici del soft hiking
Camminare regolarmente, anche a intensità moderata, produce effetti misurabili sulla salute cardiovascolare e sul sistema immunitario.
Uno studio pubblicato su Nature Medicine nel 2025 ha dimostrato che superare la soglia di 5.000 passi al giorno è associato a un rallentamento del declino cognitivo e dell’accumulo di Tau legato all’Alzheimer, con benefici che raggiungono un plateau tra 5.000 e 7.500 passi: una camminata quotidiana di 30-40 minuti può essere sufficiente.
La ricerca della Johns Hopkins University (2015) ha evidenziato che camminare a bassa intensità aumenta il volume dell’ippocampo, regione cerebrale chiave per la memoria, con effetti neuroprotettivi nelle donne anziane indipendentemente dall’età.
🌲 Salute mentale: la natura come alleata documentata
Camminare lentamente in un ambiente naturale attiva meccanismi fisiologici e psicologici documentati da numerose ricerche. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology ha dimostrato che trascorrere 20-30 minuti nella natura – anche senza attività fisica intensa – riduce significativamente i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.
I benefici non sono solo momentanei. Una revisione sistematica del 2025 ha analizzato 45 studi sul “green exercise” (attività fisica in ambienti naturali), confermando un effetto positivo statisticamente significativo sul benessere mentale, con riduzioni misurabili di ansia e sintomi depressivi.
Il cammino lento, in particolare, favorisce il rilascio del fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), una proteina essenziale per la neuroplasticità e la salute cognitiva a lungo termine.
⛰️ Soft hiking e slow tourism in Italia: i dati
L’Italia sta diventando un laboratorio naturale per l’escursionismo dolce. Oltre ad essere una dei trend del turismo 2026, uno studio congiunto di ENIT e Touring Club Italiano ha catalogato oltre 100 percorsi dedicati al walking tourism, per un totale di 30.000 chilometri mappati. Questi itinerari non privilegiano necessariamente le vette più alte, ma valorizzano borghi storici, paesaggi culturali e connessioni tra territori.
Parallelamente, Federazione Italiana Escursionismo ha lanciato il progetto “Camminiamo Tutti Insieme“, focalizzato sull’accessibilità dei sentieri per persone con mobilità ridotta. Iniziative come il Sentiero per Tutti nel Parco del Gran Paradiso o la Greenway del Lago di Como dimostrano che l’inclusione non è un’opzione secondaria, ma parte integrante della filosofia del soft hiking.
🚶 Turismo lento e soft hiking: due facce della stessa transizione
Il soft hiking rappresenta una delle espressioni pratiche più immediate del turismo lento.
Mentre il turismo lento ridefinisce il viaggio come processo anziché spostamento – privilegiando la profondità territoriale sulla quantità di destinazioni – il soft hiking applica lo stesso principio al movimento stesso: il valore sta nel camminare, non nel raggiungere.
Questa sinergia si traduce in modelli di fruizione del territorio più sostenibili. Report Legambiente evidenziano come il turismo dolce (escursionismo leggero) favorisca soggiorni prolungati e spesa locale su agriturismi/guide, contro il mordi-e-fuggi.
Il soft hiking diventa così un motore economico per le aree interne: non richiede grandi infrastrutture, non sovraccarica i sentieri più popolari (e già sovraffollati), e genera valore attraverso la durata dell’esperienza anziché il volume dei visitatori.
🧘 Come praticare il soft hiking
Praticare soft hiking non significa semplicemente camminare piano. Richiede una ricalibrazione dell’approccio:
- Scegli percorsi adatti: cerca itinerari classificati “facili” (T o E secondo la scala CAI), con dislivello inferiore a 300-400 metri e segnaletica chiara.
- Programma soste deliberate: inserisci nel tuo itinerario 2-3 pause non finalizzate al riposo fisico, ma all’osservazione (un albero particolare, il suono dell’acqua, la luce filtrata tra i rami).
- Lascia lo smartphone in tasca: il soft hiking perde significato se diventa una ricerca continua di contenuti da condividere. Dedica almeno il 70% del tempo alla presenza piena nell’ambiente.
- Porta solo l’essenziale: uno zaino leggero (max 3-4 kg) favorisce una postura naturale e riduce l’affaticamento muscolare, elemento spesso trascurato ma determinante per il comfort.
❔ Domande frequenti sul soft hiking
Qual è la differenza tra soft hiking e Nordic walking?
Il Nordic walking utilizza bastoncini specifici per coinvolgere anche la muscolatura superiore, con un focus sull’efficienza biomeccanica. Il soft hiking non prevede attrezzatura obbligatoria e privilegia l’esperienza sensoriale rispetto alla performance fisica.
Il soft hiking è adatto anche a chi non ha mai fatto trekking?
Sì, è particolarmente indicato per i principianti. La gradualità del dislivello, la durata contenuta e l’assenza di elementi tecnici (come tratti esposti o guadi impegnativi) lo rendono un’introduzione sicura all’escursionismo. Si consiglia comunque di iniziare con percorsi ben segnalati e di informare sempre qualcuno del proprio itinerario.
Posso praticare soft hiking in città?
Sì, purché l’ambiente offra elementi naturali (parchi, alberi, corsi d’acqua). Tuttavia, gli studi indicano benefici maggiori in contesti con ridotto inquinamento acustico e visivo. Anche un parco urbano ben curato può essere un punto di partenza valido.
📌 In sintesi
Il soft hiking è un approccio intenzionale alla camminata in natura che privilegia il benessere sulla performance. Supportato da evidenze scientifiche sui benefici per cervello e umore, rappresenta una pratica accessibile per riconnettersi con il territorio senza pressioni prestazionali.