In questo articolo parliamo di 12 borghi italiani rinati dopo lo spopolamento, i terremoti e l’abbandono. Da Calcata a Ostana, ciascuno con la propria storia di recupero e turismo lento.
In Italia ci sono luoghi che hanno rischiato di sparire per sempre.
Paesi arroccati su rocce friabili, villaggi svuotati dai terremoti, borghi dichiarati inagibili e lasciati al silenzio per decenni.
Eppure, alcuni di questi paesi hanno trovato un nuovo inizio.
Artisti in cerca di ispirazione, viaggiatori innamorati della lentezza, comunità resilienti e progetti di recupero hanno restituito vita a luoghi che sembravano destinati all’oblio.
Da Pentedattilo, in Calabria, a Ostana, ai piedi del Monviso, passando per Calcata, Bussana Vecchia e Santo Stefano di Sessanio, queste storie raccontano un’Italia che ha scelto di non perdere le proprie radici.
In questo viaggio tra i borghi italiani rinati, scopriamo perché hanno rischiato di scomparire e come sono riusciti a reinventarsi.

Dove si trova: nel comune di Melito di Porto Salvo, nella Città metropolitana di Reggio Calabria, arroccato sulle pendici del Monte Calvario.
Il nome Pentedattilo deriva dalla particolare forma della montagna su cui sorge il borgo, che ricorda una mano con cinque dita. Le case in pietra, i vicoli stretti e la posizione panoramica fanno di questo antico centro dell’area grecanica uno dei luoghi più riconoscibili dell’Aspromonte meridionale.
Nel corso del Novecento, l’emigrazione, l’isolamento e le difficoltà economiche hanno progressivamente ridotto la popolazione. Anche le condizioni del territorio hanno contribuito all’abbandono di numerosi edifici, trasformando Pentedattilo in uno dei borghi fantasma più conosciuti d’Italia.
La rinascita di Pentedattilo è passata soprattutto attraverso iniziative culturali e progetti di recupero promossi da associazioni e realtà locali.
L’Associazione Pro Pentedattilo ha contribuito a riportare l’attenzione sul borgo, favorendo il recupero di alcuni edifici e la nascita di attività legate all’artigianato e alla cultura.
Tra le iniziative più conosciute c’è il Pentedattilo Film Festival, lanciato nel 2006 dalla casa di produzione cinematografica Ram Film e dedicato al cortometraggio internazionale. Proiezioni, incontri e attività artistiche hanno portato registi, autori e visitatori tra le strade del paese, offrendo al borgo una nuova visibilità.
Nel 2026 il festival è tornato con il format 48 Ore Pentedattilo Film Festival, che ha coinvolto troupe provenienti da tutta Italia nella realizzazione di cortometraggi ispirati al territorio.
Un’altra iniziativa è Rianimare Pentedattilo, progetto di rigenerazione culturale realizzato da Azimut APS con il Consorzio Ecolandia e l’Associazione Pro Pentedattilo, sostenuto da Fondazione CON IL SUD e Fondazione CDP. Il programma ha previsto attività artistiche, incontri e interventi di street art, tra cui il progetto Tra le mani di pietra.
Perché visitarlo: per esplorare il borgo di pietra, scoprire il paesaggio dell’area grecanica e conoscere una delle esperienze di rigenerazione culturale più interessanti della Calabria.

Dove si trova: in provincia dell’Aquila, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, a oltre 1.200 metri di altitudine.
Santo Stefano di Sessanio conserva l’aspetto di un antico borgo fortificato, con edifici in pietra, archi, passaggi coperti e strade strette. Il paese deve parte della sua storia economica alla lavorazione della lana e ai commerci, attività che per lungo tempo hanno sostenuto la vita della comunità.
Con il declino delle attività tradizionali e lo spopolamento delle aree montane, molte abitazioni sono rimaste vuote e il centro storico ha perso parte della sua vitalità.
Il progetto più noto è il Sextantio Albergo Diffuso, promosso dall’imprenditore Daniele Kihlgren.
L’idea è stata quella di recuperare edifici storici e trasformarli in alloggi, mantenendo il più possibile i materiali, le caratteristiche architettoniche e l’organizzazione originaria degli spazi. Invece di costruire un albergo tradizionale, il progetto ha distribuito le camere e gli ambienti dell’ospitalità all’interno del tessuto storico del paese.
Il risultato è un’esperienza che permette di soggiornare in antiche abitazioni restaurate e di vivere il borgo dall’interno. Il progetto ha contribuito a rendere Santo Stefano di Sessanio una destinazione conosciuta anche al di fuori dell’Abruzzo, attirando visitatori interessati all’architettura, alla storia e al turismo lento.
Perché visitarlo: per passeggiare tra le strade medievali, soggiornare in edifici storici e scoprire il paesaggio del Gran Sasso, lontano dai ritmi delle città.

Dove si trova: in provincia di Viterbo, nel Parco regionale della Valle del Treja, su uno sperone di tufo circondato dal verde.
Nel Novecento, le condizioni del centro storico e i timori legati alla stabilità del sito favorirono il trasferimento degli abitanti verso Calcata Nuova. Il nucleo antico rischiava di perdere la propria funzione abitativa.
A partire dagli anni Sessanta, però, arrivarono artisti, musicisti, artigiani e persone in cerca di una vita lontana dai ritmi urbani.
Non fu un programma unitario di rigenerazione: fu piuttosto un processo spontaneo di riabitazione. Nuovi residenti recuperarono abitazioni, aprirono botteghe e studi e contribuirono a creare una comunità con una forte identità culturale.
Nel tempo, le attività artigiane, i piccoli locali e le iniziative culturali hanno reso Calcata una meta conosciuta da chi cerca luoghi autentici e meno convenzionali. La vicinanza al Parco regionale della Valle del Treja ha aggiunto un ulteriore elemento di attrattiva, grazie ai sentieri e al paesaggio naturale.
Tra le varie iniziative, si può menzionare “Calcata – P.A.E.S.E.” (2023-2025), un piano di rigenerazione culturale e sociale finanziato dal Ministero della Cultura tramite i fondi del PNRR.
Perché visitarlo: per curiosare nelle botteghe, scoprire gli scorci del centro storico e abbinare la visita a una passeggiata nella Valle del Treja.

Dove si trova: nell’Alta Tuscia, in provincia di Viterbo, su una rupe di tufo circondata dai calanchi.
Civita di Bagnoregio è conosciuta come la città che muore, un soprannome che richiama la fragilità del territorio su cui sorge. L’erosione, le frane e i terremoti hanno modificato nel tempo il paesaggio e reso difficile la permanenza degli abitanti.
L’isolamento e le condizioni ambientali hanno contribuito allo spopolamento del borgo, che oggi conserva un nucleo storico con una popolazione residente molto ridotta.
La nuova vitalità di Civita è legata soprattutto alla tutela del patrimonio storico, alla gestione degli accessi e alla valorizzazione turistica.
Il ponte pedonale che collega il borgo alla terraferma è diventato uno degli elementi più riconoscibili del luogo.
Il Comune di Bagnoregio e Casa Civita hanno contribuito alla promozione e alla gestione della destinazione, sostenendo iniziative legate alla fruizione turistica e al patrimonio locale.
L’avvio dell’iter e la mobilitazione per inserire il “Paesaggio Culturale della Valle dei Calanchi e Civita di Bagnoregio” nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO ha dato risonanza globale al borgo. Grandi nomi della cultura (come Ennio Morricone, Bernardo Bertolucci e Dario Fo) hanno firmato storici appelli internazionali per la sua salvaguardia.
Civita è un caso diverso da quello dei paesi ripopolati da nuovi residenti: la sua rinascita riguarda soprattutto la riscoperta del luogo e la capacità di mantenerlo accessibile e tutelato. Tuttavia, la fragilità geologica resta una questione centrale e richiede interventi continui di monitoraggio e conservazione.
Perché visitarlo: per attraversare il ponte pedonale, ammirare il paesaggio dei calanchi e conoscere un borgo la cui bellezza è strettamente legata alla necessità di proteggerlo.
Dove si trova: nel comune di Grimacco, nelle Valli del Natisone, vicino al confine con la Slovenia.
Topolò, conosciuto anche come Topolove, è un piccolo borgo di montagna immerso nei boschi. Come altri paesi delle aree di confine, ha subito gli effetti dell’emigrazione e delle trasformazioni dell’economia rurale, che hanno ridotto progressivamente la popolazione.
Il progetto centrale è Stazione di Topolò | Postaja Topolove, avviato nel 1994 e curato dall’Associazione Topolò/Topoluove fino al 2022. Per quasi trent’anni ha portato nel paese artisti, ricercatori e visitatori, lavorando su suono, cinema, arti visive, memoria e relazione tra Italia e Slovenia.
Nel 2005, il Comune di Grimacco e l’associazione hanno realizzato Pot umetnosti | Il sentiero d’arte, un percorso tra Topolò e il Passo Brieza costellato di installazioni site-specific.
Tra il 2021 e il 2023 è nato Živa Pot, un progetto dedicato alla riapertura di vecchi sentieri e al recupero degli antichi toponimi.
Perché visitarlo: per camminare tra boschi e sentieri recuperati, ascoltare le storie delle Valli del Natisone e scoprire un paese che vive di cultura senza trasformarsi in una destinazione di massa.

Dove si trova: sulle colline alle spalle di Sanremo, in provincia di Imperia.
La storia di Bussana Vecchia è legata a uno degli eventi più drammatici della Liguria occidentale. Il terremoto del 23 febbraio 1887 danneggiò gravemente il paese e costrinse gli abitanti ad abbandonarlo, trasferendosi più a valle, dove nacque Bussana Nuova.
Per decenni, il vecchio borgo rimase in rovina. Le abitazioni danneggiate e le strade progressivamente invase dalla vegetazione sembravano destinate a perdere ogni funzione.
La seconda vita di Bussana Vecchia iniziò nel 1959, quando il ceramista Mario Giani, detto Clizia, e il pittore Vanni Giuffré videro nelle rovine una possibilità. Con altri artisti diedero vita alla Comunità Internazionale Artisti di Bussana Vecchia.
Negli anni Sessanta e Settanta il borgo si ripopolò progressivamente: ogni artista poteva scegliere un rudere, ristrutturarlo con ciò che il luogo offriva e trasformarlo in studio, abitazione o bottega.
Bussana Vecchia resta però un caso complesso: il recupero culturale non ha risolto automaticamente tutte le questioni urbanistiche, legali e abitative. È quindi più corretto parlare di una comunità creativa nata tra le rovine.
Perché visitarlo: per osservare il rapporto tra ruderi e creatività, incontrare gli artigiani e ricordare che la riabitazione di un luogo fragile richiede anche regole, manutenzione e responsabilità.
Dove si trova: nell’entroterra di Ventimiglia, in provincia di Imperia, vicino al confine francese.
Torri Superiore è un insediamento medievale formato da edifici in pietra, passaggi coperti, cortili e scalinate.
Come molti centri dell’entroterra ligure, anche Torri Superiore ha conosciuto un progressivo abbandono delle abitazioni, mentre gli abitanti si spostavano verso la costa e le aree con maggiori opportunità economiche.
La rinascita di Torri Superiore è iniziata nel 1989 con la fondazione dell’Associazione Culturale Torri Superiore, che si è posta l’obiettivo di restaurare e ripopolare il borgo abbandonato, creando una comunità residente e un centro culturale aperto al pubblico.
Il lavoro è stato lungo e ha richiesto la ricostruzione della proprietà degli edifici, l’acquisizione delle diverse unità immobiliari e il recupero delle strutture storiche. I restauri sono iniziati nel 1997, mentre la struttura ricettiva è stata completata nel 2012 e il recupero delle unità abitative private si è concluso nel 2016.
Nel tempo, il progetto si è sviluppato attorno ai principi dell’ecologia, della vita comunitaria e della sostenibilità. La Cooperativa Ture Nirvane, fondata nel 1999, contribuisce alla gestione delle attività e degli spazi condivisi.
Oggi Torri Superiore ospita un ecovillaggio e un centro dedicato alla sostenibilità, alla formazione e agli incontri culturali.
Perché visitarlo: per conoscere un’esperienza di vita comunitaria e scoprire come un borgo medievale possa diventare un laboratorio di sostenibilità.
Dove si trova: in Valle Camonica, in provincia di Brescia, tra montagne, torrenti e antichi paesaggi produttivi.
Bienno ha costruito la propria identità intorno all’acqua e alla lavorazione del ferro. I magli mossi dalla forza idraulica raccontano una tradizione produttiva che per secoli ha sostenuto la vita del paese.
Il borgo non è stato abbandonato e poi ripopolato. La sua storia è quella di un centro che ha cercato di rinnovare la propria attrattività senza perdere il legame con i mestieri tradizionali.
Tra le iniziative più significative c’è Bienno Borgo degli Artisti 2.0, un progetto di residenza artistica che porta artiste e artisti a lavorare nel centro storico, in dialogo con artigiani, istituzioni culturali e realtà formative.
Casa Valiga, utilizzata come Casa degli Artisti, ospita attività legate alla produzione creativa.
A queste iniziative si affiancano la Mostra Mercato dedicata alle arti e ai mestieri e la valorizzazione degli antichi magli, che mantengono vivo il legame con la storia produttiva del borgo.
Perché visitarlo: per vedere gli antichi magli, passeggiare nel centro storico e scoprire l’incontro tra artigianato tradizionale e creatività contemporanea.
Dove si trova: a 1.360 metri di altitudine, nel comune di Rittana, in Valle Stura, provincia di Cuneo.
Paraloup è una borgata alpina legata alla vita contadina e alla storia della Resistenza. Tra il 1943 e il 1944 fu uno dei luoghi in cui operarono le bande partigiane di Giustizia e Libertà.
Dopo la guerra, il progressivo abbandono delle attività agricole e lo spopolamento delle vallate alpine lasciarono le baite vuote.
Nel 2006 la Fondazione Nuto Revelli ha deciso di acquisire e recuperare la borgata, con l’obiettivo di creare un “luogo-testimone” dinamico della doppia memoria della Resistenza e della vita rurale di montagna, aperto a comunità, scuole e visitatori.
Gli interventi sono stati progettati nel rispetto del paesaggio e delle caratteristiche architettoniche degli edifici. Le baite restaurate sono diventate spazi dedicati alla cultura, all’accoglienza e alla formazione.
Oggi Paraloup ospita foresterie, spazi espositivi, una biblioteca, aree per il coworking, un teatro all’aperto e attività legate all’agricoltura e alla pastorizia. Tra le iniziative sviluppate nel tempo ci sono la Scuola Giovani Agricoltori di Montagna e il progetto Rinascita Pastorale.
Perché visitarlo: per conoscere la storia della Resistenza, esplorare la borgata recuperata e scoprire i progetti che cercano di dare nuove prospettive alle terre alte.
Dove si trova: in Valle Po, in provincia di Cuneo, ai piedi del Monviso.
Ostana è uno dei casi più conosciuti di rigenerazione alpina. Nel corso del Novecento, l’emigrazione e la crisi dell’agricoltura hanno ridotto drasticamente la popolazione: dai 1.187 abitanti del 1921, il paese è arrivato negli anni Ottanta a contare soltanto una decina di residenti fissi, secondo la ricostruzione storica del Comune.
Il declino non riguardava soltanto le case vuote. Come in molte aree montane, anche qui diventava sempre più difficile mantenere attività economiche, servizi e opportunità per le nuove generazioni.
La rinascita di Ostana è il risultato di una strategia basata sul recupero architettonico, sulla valorizzazione della cultura occitana e sulla creazione di nuove attività.
Le antiche borgate sono state recuperate rispettando le caratteristiche dell’architettura locale, con l’uso di materiali tradizionali e un’attenzione particolare al paesaggio. Parallelamente, sono nate iniziative legate all’ospitalità, alla gastronomia, alla cultura e alla ricerca, tra cui:
L’obiettivo non è stato soltanto attirare visitatori, ma rendere nuovamente possibile vivere e lavorare in montagna. Per questo Ostana è spesso citata come esempio di rigenerazione delle aree interne: un percorso in cui il recupero delle case si accompagna alla ricerca di opportunità per nuovi residenti e attività.
Perché visitarlo: per scoprire l’architettura alpina occitana, percorrere i sentieri della Valle Po e ammirare il Monviso da uno dei borghi più caratteristici del Piemonte.

Dove si trova: nel comune di Casalzuigno, in provincia di Varese, tra i boschi della Valcuvia.
Arcumeggia è conosciuta come il Paese Dipinto. Il piccolo centro rurale ha trovato una nuova identità grazie a un progetto culturale che ha trasformato le facciate delle case in una galleria d’arte all’aperto.
Come altri borghi lontani dai principali centri economici, Arcumeggia ha risentito dello spopolamento e della perdita di centralità delle attività agricole. Per valorizzare il paese si è scelto di puntare su una risorsa diversa: l’arte.
Nel 1956 l’Ente Provinciale per il Turismo promosse l’iniziativa dei pittori in vacanza, invitando artisti italiani a realizzare affreschi sulle facciate delle abitazioni.
Nacque così un percorso artistico diffuso, con opere dedicate alla vita contadina, al lavoro, alla natura, all’emigrazione e alle tradizioni locali. Le pareti delle case sono diventate parte integrante del racconto del paese, trasformando una passeggiata tra le strade in un percorso culturale.
Perché visitarlo: per osservare gli affreschi sulle facciate delle case e scoprire un modo originale di valorizzare il patrimonio di un piccolo borgo lombardo.

Dove si trova: nel comune di Accadia, sui Monti Dauni, in provincia di Foggia.
Il Rione Fossi è il nucleo storico più antico di Accadia. Le case in pietra e le stradine del quartiere raccontano una storia segnata dal terremoto del 1930, che contribuì all’abbandono progressivo dell’area e al trasferimento degli abitanti verso zone più sicure.
Nel tempo, molte abitazioni sono rimaste inutilizzate e il rione ha perso la sua funzione residenziale.
l progetto Future in the Past – La rinascita del Rione Fossi di Accadia è stato individuato come progetto pilota nazionale nell’ambito del Piano Nazionale Borghi e finanziato attraverso il PNRR.
L’iniziativa punta a recuperare il patrimonio storico, favorire nuove attività economiche e creare le condizioni per una valorizzazione duratura del quartiere. Tra gli interventi previsti figurano il restauro di edifici, il recupero di unità residenziali pubbliche, il sostegno alle imprese creative e turistiche e la valorizzazione del parco dei ruderi e degli ipogei.
Il programma comprende inoltre iniziative legate all’arte contemporanea, residenze d’artista e attività culturali.
La rinascita di Accadia è quindi un percorso ancora in evoluzione. Il recupero degli edifici rappresenta un primo passo, ma la sfida più importante sarà trasformare gli investimenti in attività capaci di durare nel tempo e offrire nuove opportunità alla comunità.
Perché visitarlo: per scoprire il patrimonio storico dei Monti Dauni e conoscere un progetto che cerca di trasformare un quartiere abbandonato in una nuova risorsa per il territorio.
Le storie di questi dodici luoghi mostrano che non esiste una sola strada per contrastare l’abbandono. Queste esperienze hanno in comune alcuni elementi:
La rinascita, quindi, non coincide sempre con il ritorno alla popolazione del passato. Può significare anche una nuova funzione culturale, una comunità più piccola ma attiva o un progetto che protegge il patrimonio e lo trasmette alle generazioni future.
Visitare un borgo che è tornato a vivere non significa solo ammirare le sue strade e fare qualche bella foto. Vuol dire anche conoscere le persone che ci abitano, entrare nei negozi, provare i prodotti tipici e scoprire le storie del posto.
Per vivere davvero questi luoghi, possiamo visitarli anche fuori stagione, dormire nelle strutture locali, partecipare agli eventi organizzati in paese e comprare i prodotti degli artigiani e dei piccoli produttori. Sono scelte semplici, ma possono aiutare le attività locali e dare nuove opportunità a chi ha deciso di restare o di tornare a vivere lì.
Ogni borgo ha una storia diversa. Alcuni sono riusciti a diventare mete turistiche conosciute, mentre altri stanno ancora cercando di ripartire e di trovare un nuovo modo per valorizzare il proprio territorio.
Una cosa, però, li accomuna: un paese non è fatto solo di case e strade, ma anche delle persone che lo abitano, delle tradizioni che conserva e dei ricordi che custodisce.
In fondo, viaggiare lentamente significa anche questo: non fermarsi a guardare un posto, ma cercare di conoscerlo e fare la propria parte perché continui a vivere.
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