In questo articolo scoprirai cos’è il savoring, cosa dice la ricerca scientifica sui suoi benefici, le tre forme in cui si manifesta e come praticarlo nel viaggio e nella vita quotidiana.
Hai mai mangiato un pasto senza ricordare quasi nulla di quello che hai mangiato? Guardato un tramonto mentre rispondevi a un messaggio? Ascoltato il suono del mare pensando alla lista della spesa?
Se la risposta è sì – e per quasi tutti noi lo è, più spesso di quanto vorremmo – hai sperimentato il contrario del savoring. Eri presente fisicamente, ma assente in tutto il resto.
Il savoring è la pratica opposta: la capacità di identificare un momento positivo, di portarci l’attenzione, di lasciare che lasci traccia. Non è meditazione, né mindfulness. È il modo in cui il cervello umano trasforma un’esperienza in benessere.
E, non a caso, è una delle pratiche più naturalmente affini allo slow living. In questo articolo vedremo di cosa si tratta.
Bryant e Veroff definiscono il savoring come l’apprezzamento e la valorizzazione delle esperienze positive che si verificano nella propria vita. Implica un comportamento attivo e sottolinea un’attenzione particolare all’esperienza del piacere nel suo senso più ampio.
Fred Bryant, psicologo sociale alla Loyola University di Chicago, è considerato il padre della ricerca sul savoring. Ha introdotto il concetto come lo stato di essere consapevolmente coinvolti e attenti alle proprie emozioni durante eventi positivi. Attraverso questo coinvolgimento si può aumentare la felicità sia nel breve che nel lungo periodo.
Ma attenzione: il savoring non è la felicità passiva, quella che arriva e va. È la felicità attiva – quella che si costruisce, si coltiva, si prolunga intenzionalmente.
Il termine savoring deriva dall’inglese to savor, cioè assaporare, gustare lentamente.
Come spesso accade, è un concetto vecchio come il mondo che l’uomo contemporaneo sembra aver dimenticato: che per essere felici bisogna assaporare la vita, lo sapevano bene i latini che credevano nella centralità del momento, dell’esserci nel presente in modo consapevole – “hic et nunc“, qui e ora.
Si tratta di un concetto leggermente diverso dal più famoso “carpe diem”, che invita a cogliere l’attimo che fugge. Qui il tempo non scappa, anzi, sembra rallentare per farsi gustare lentamente.
Una delle intuizioni più belle della teoria di Bryant è che il savoring non riguarda solo il momento presente; si declina su tre dimensioni temporali,
È la forma più immediata. Significa portare attenzione piena, deliberata e consapevole a ciò che sta accadendo adesso.
Il caffè che bevi la mattina. Il suono delle foglie nel vento durante una camminata. La luce di certi pomeriggi di fine estate che cambia.
Il savoring comporta l’attenzione intenzionale all’esperienza presente, concentrandosi sulle emozioni positive.
Mentre la mindfulness riguarda il prestare attenzione al presente sia alle sensazioni negative che positive, il savoring è invece più circoscritto: significa porre la propria completa attenzione su un’emozione positiva che si sta provando e assaporarla.
Consiste nel ricordare consapevolmente un’esperienza positiva, non in modo nostalgico o malinconico, ma per riviverne la bellezza.
È il tipo di savoring che entra in gioco quando si sfoglia l’album di un viaggio, quando si racconta a qualcuno una serata riuscita, quando ci si siede e si ricorda – con i dettagli sensoriali, i colori, gli odori – un momento felice del passato.
La ricerca di Bryant ha mostrato che la reminiscenza positiva – il ricordare attivamente e con attenzione le esperienze belle – produce benefici psicologici misurabili nel presente: miglioramento dell’umore, aumento della resilienza, rafforzamento del senso di identità e continuità.
Il DéjàView che abbiamo raccontato in un altro articolo – il ritorno nei luoghi dell’infanzia – è, in fondo, una forma di savoring del passato: non solo ricordare, ma tornare nel luogo in cui quel ricordo è accaduto.
Consiste nel godere in anticipo di un evento bello che deve ancora accadere – come una vacanza, un incontro, una festa. Pregustare ciò che ci aspetta può accendere la motivazione e generare entusiasmo anche nei momenti più grigi.
È il “sabato del villaggio” di Leopardi – il giorno prima della festa che, in un certo senso, è più ricco della festa stessa, perché è intatto nell’immaginazione. È la lista delle cose da leggere in vacanza che si fa a maggio. È il modo in cui si parla del prossimo viaggio mesi prima di partire.
Se il savoring è una capacità naturale – e Bryant sostiene che lo sia, che tutti la possiedano – perché sembra così difficile da praticare?
La risposta è che viviamo in un contesto progettato per impedirlo.
Soprattutto nell’attuale mondo del lavoro, caratterizzato da ritmi frenetici e multitasking, è fondamentale ogni tanto rallentare e concentrarsi su piccoli aspetti che di solito trascuriamo. Questo permetterebbe di potenziare l’autoconsapevolezza e favorire il benessere.
Il multitasking è il nemico principale del savoring. Non si può assaporare qualcosa mentre si sta già pensando alla prossima cosa. Non si può prolungare un momento positivo mentre si sta già pianificando il successivo.
Anche i social media lavorano contro il savoring. Fotografare un’esperienza – il piatto al ristorante, il tramonto, il concerto – sposta l’attenzione dall’esperienza alla sua rappresentazione.
Il neuroimaging mostra che l’atto di fotografare riduce la memoria dell’esperienza stessa quando non si guarda la foto.
Da quando Bryant e Veroff hanno pubblicato il libro “Savoring: A New Model of Positive Experience” nel 2006, il savoring è gradualmente diventato un concetto centrale nella psicologia positiva.
I benefici documentati includono:
Il savoring incrementa il benessere aumentando le emozioni positive che, oltre a causare un umore gioioso nel momento presente, sono un fattore protettivo nei possibili momenti difficili futuri. Le emozioni positive permettono di bilanciare le emozioni più negative, rendendo le persone più resilienti.
Le emozioni positive ampliano il campo attentivo – quello che i ricercatori chiamano “broaden-and-build effect” (Barbara Fredrickson): quando si è in uno stato positivo, si percepisce di più, si connettono più elementi, si generano più idee. Il savoring, amplificando le emozioni positive, amplifica anche la capacità creativa.
Chi pratica il savoring con costanza tende a passare meno tempo a ruminare su pensieri negativi. Non perché li ignori, ma perché ha sviluppato una capacità attentiva verso il positivo che bilancia la tendenza naturale del cervello verso il negativo (negativity bias).
Le esperienze vissute con attenzione piena vengono codificate in modo più dettagliato e duraturo nella memoria. Il savoring non solo migliora il momento: migliora il ricordo del momento.
Il savoring e lo slow travel sono, in fondo, la stessa pratica applicata a contesti diversi. Entrambi partono dalla convinzione che la qualità di un’esperienza non dipenda dalla sua durata o dalla sua rarità, ma dall’attenzione che ci si porta.
Chi si ferma una settimana in un borgo invece di passarci mezza giornata ha il tempo per il savoring: per notare come cambia la luce nel pomeriggio, per tornare due volte nella stessa osteria e assaporare la differenza tra il pranzo del martedì e quello del giovedì, per imparare i nomi dei vicini di tavolo e ricordarseli.
Chi passa – fotografa, posta, riparte – raramente ha il tempo per il savoring. Non perché sia meno sensibile, ma perché la logistica del viaggio veloce non lo permette.
Il savoring è un invito a vivere il presente con pienezza, a entrare in contatto profondo con ciò che fa stare bene, diventando protagonisti attivi delle proprie emozioni e non più spettatori distratti. Il viaggio lento crea esattamente le condizioni perché questo sia possibile: meno stimoli, più tempo, meno mediazioni.
Il savoring non richiede tecniche elaborate, bensì intenzione e pratica ripetuta. Ecco come puoi praticarlo.
Prima di iniziare un’esperienza piacevole – un pasto, una passeggiata, un incontro – prenditi trenta secondi per notare dove sei e cosa stai per fare. Questo gesto di soglia prepara il cervello alla modalità savoring.
Il savoring si nutre di dettagli sensoriali. Cosa vedi esattamente? Che odore c’è nell’aria? Che suoni senti? Che texture hai tra le mani? Più sensi si coinvolgono, più ricca è l’esperienza registrata.
Mangia più lentamente del solito. Cammina a metà velocità. Rimani seduto cinque minuti dopo aver finito il caffè invece di alzarti subito. Il rallentamento fisico facilita il rallentamento attentivo.
Il savoring può riguardare un evento esterno legato all’ambiente circostante oppure interno alla persona. Condividere verbalmente un’esperienza bella – raccontarla a qualcuno mentre accade, o anche solo nominarla ad alta voce – ne amplifica la registrazione nella memoria.
Ogni sera, scrivi tre cose positive della giornata – non come esercizio di gratitudine generico, ma con dettagli sensoriali precisi. Non “ho fatto una bella camminata” ma “l’odore di terra bagnata dopo la pioggia, la luce bassa tra i pini, il suono dei miei passi sul sentiero.” Questo è savoring retrospettivo.
Almeno per una parte dell’esperienza. Fotografa dopo, non durante. O non fotografare affatto, e scrivi invece. La scrittura costringe a ricordare – a ricostruire l’esperienza dall’interno – invece di delegarla a un’immagine esterna.
Prima di un viaggio, di una cena, di un incontro che aspetti, dedica del tempo all’immaginazione. Come sarà? Cosa ti aspetti di sentire, vedere, assaporare? L’anticipazione è savoring del futuro, ed è un piacere reale.
Il savoring è definito da Bryant e Veroff (2007) come l’apprezzamento e la valorizzazione delle esperienze positive che si verificano nella propria vita. Implica un comportamento attivo e un’attenzione particolare all’esperienza del piacere nel suo senso più ampio.
Sebbene il savoring implichi la mindfulness, si tratta di un processo più circoscritto. Il savoring comporta l’attenzione intenzionale all’esperienza presente, concentrandosi esclusivamente sulle emozioni positive. La mindfulness riguarda il prestare attenzione al presente sia alle sensazioni negative che positive.
Tre: il savoring del presente (attenzione piena a ciò che sta accadendo ora), il savoring del passato o reminiscenza (ricordare consapevolmente esperienze positive), e il savoring del futuro o anticipazione (godere in anticipo di qualcosa di bello che deve ancora accadere).
Sì: è una capacità naturale che tutti possiedono, ma che spesso non si coltiva. Come qualsiasi capacità, migliora con la pratica consapevole e la ripetizione.
Principalmente il multitasking, la velocità dei ritmi quotidiani, l’abitudine alla documentazione fotografica ossessiva delle esperienze, e la cultura della produttività che assegna valore al fare invece che all’essere.
In un’epoca che misura il successo in numero di cose fatte, di posti visitati, di foto postate, di messaggi risposti, il savoring ci insegna che un’esperienza vissuta pienamente – con tutti i sensi, senza mediazioni, senza fretta – vale più di dieci esperienze accumulate distrattamente.
Il savoring è un invito a vivere il presente con pienezza, a entrare in contatto profondo con ciò che fa stare bene, diventando protagonisti attivi delle proprie emozioni e non più spettatori distratti.
E il momento, quando lo assapori davvero, dura molto più a lungo di quanto la fretta ti farebbe credere.
Commenti
Registrati o effettua il login per pubblicare un commento.
There are no results matching your search
Copyright © 2026 Find the Slow
[elementor-post id=”2520″]