Alla scoperta di una piccola frazione collinare di Castiglione della Pescaia, dove il tempo è scandito da antiche tradizioni popolari, dal ronzio degli alveari e da un’ospitalità (anche a tavola) che fa sentire a casa.
Ben oltre i luoghi che vengono presi d’assalto durante la stagione estiva, ce ne sono tanti altri che si fanno scoprire lentamente, un po’ nascosti e un po’ protetti da fitti boschi collinari. Nell’Alta Maremma grossetana, Tirli è uno di questi luoghi lenti: un piccolo borgo dove i bambini giocano ancora per strada, dove ci si conosce per nome e dove la vita del paese ruota intorno alla sua piazza principale, Piazza del Popolo.
Tirli è un borgo capace di conquistare con il silenzio dei suoi lecceti, la calda accoglienza della sua comunità e il legame ancestrale con la propria terra. Piccolissima frazione del comune di Castiglione della Pescaia, Tirli sorge a circa 400 metri di altitudine, tra fitti boschi di castagni e lecci. Nonostante le dimensioni ridotte, questo paese racchiude un’incredibile concentrazione di storie, tradizioni e attività per chi desidera praticare un turismo lento, consapevole e rigenerativo.
Il modo migliore per iniziare a conoscere Tirli è lasciarsi guidare dal ritmo dei suoi abitanti. Il centro storico è un labirinto in pietra, punteggiato da archi caratteristici. Il punto di ritrovo della vita sociale è Piazza del Popolo, il luogo ideale per sedersi e ascoltare storie.
Poco distante dalla piazza principale si trova la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo (risalente al XVII secolo). L’edificio, che è perfetta espressione della semplicità maremmana, custodisce le reliquie di San Guglielmo di Malavalle, patrono di Castiglione della Pescaia a cui è legata una leggenda diffusa nella zona. Si narra che Guglielmo di Malavalle fosse un nobile dal passato dissoluto e violento che, a seguito di una profonda conversione, scelse questi boschi maremmani per ritirarsi a vita eremitica. La tradizione popolare vuole che qui abbia sconfitto e ucciso un temibile drago armato unicamente del suo bastone da pellegrino, dedicando poi il resto dei suoi giorni alla penitenza, alla preghiera e ai miracoli.
Appena fuori dal centro abitato, immerso nell’ombra dei castagneti, sorge l’Eremo di Sant’Anna. Facilmente raggiungibile a piedi o in bicicletta, questo luogo è meta da secoli di pellegrinaggi intimi in quanto legato ai miracoli per la fertilità. Ancora oggi, infatti, alcune donne vi si recano in preghiera per chiedere la grazia di un figlio.
A Tirli l’identità locale si vive nelle strade e nelle piazze grazie a tradizioni popolari tramandate da decadi.
La sera del 5 gennaio Tirli si anima per un appuntamento atteso dai bambini di tutta la comunità e dai paesi vicini: l’arrivo della Befana, che su queste colline non viaggia da sola, ma viene accompagnata dal Befano e da un ciuco, figura simbolo della civiltà contadina maremmana. Mentre i bambini attendono la consegna delle calze e dei regali, la piazza si riempie del profumo delle caldarroste e dei biscotti fatti in casa dalle donne del paese.
Tra le tradizioni più affascinanti di Tirli c’è la Palla Eh! (conosciuta anche come Palla 21), un antico gioco di strada ancora praticato in pochissimi borghi della Maremma e del Senese. Nei fine settimana d’estate, quando si svolge il torneo annuale di Palla Eh!, le strade del borgo diventano il campo da gioco, i tetti e le pareti in pietra delle case diventano sponde valide, e gli abitanti di ogni età si radunano ad applaudire gli scambi che i giocatori avviano al grido di “Eh!”.
Per esplorare i boschi di Tirli a ritmo lento c’è il Sentiero delle Fonti. Il cammino si snoda tra castagni secolari fino a raggiungere le antiche fonti d’acqua del 1908, un tempo lavatoi e punti di ristoro per i boscaioli. Durante la camminata, accompagnati da guide o con un po’ di attenzione, è possibile riconoscere le piante alimurgiche (ovvero le erbe spontanee commestibili come ortica, alloro e cicoria selvatica) che la gente del posto raccoglie ancora oggi per portarle in cucina.
Un’esperienza di benessere profondo si vive presso l’azienda agricola di Massimo Mancini. Qui l’apicoltura diventa uno strumento di analisi bio-ambientale e di cura della persona. Mentre le api, sentinelle del territorio, volano nel raggio di chilometri raccogliendo pollini purissimi, l’esperienza da vivere è all’interno dell’apiario olistico. La “casetta delle api” è una struttura in legno progettata per consentire alle persone di beneficiare dell’aria dell’alveare senza disturbare la vita delle famiglie di api. Grazie alla ventilazione naturale degli insetti, l’aria della stanza si satura di vapori balsamici ed essenziali di miele, propoli, cera e pappa reale, assorbiti naturalmente attraverso la respirazione.
L’anima viva del borgo si riflette anche nel collettivo delle Creative di Tirli, un gruppo tutto al femminile che riunisce donne di diverse generazioni. Nei laboratori estemporanei prendono vita dipinti, illustrazioni, ricami di antica precisione e creazioni fatte a mano.
La gastronomia a Tirli è la custode di un’identità. Qui dalle cucine arrivano profumi di pasta tirata a mano, cinghiale (il re indiscusso di queste tavole) ed erbe spontanee raccolte nei boschi.
Proprio in Piazza del Popolo troviamo il ristorante Il Cacciatore, punto di riferimento non solo di Tirli, ma della zona intera. Dal 1949, la sua è una storia di famiglia che oggi vive nelle mani dei giovani fratelli Nicholas e Thomas Chimenti.
Fermarsi a mangiare qui significa trovare quel clima familiare che fa sentire a casa. Mamma Monia, Thomas e la cuoca Debora si occupano della cucina, custodendo e tramandando i segreti della tradizione e le ricette di famiglia; in sala Nicholas e babbo Alberto accolgono gli ospiti, non clienti.
I piatti da non perdere sono la pasta fresca di Monia (tortelli al ragù e tagliatelle al cinghiale), la cipolla ripiena, il fagottino del cacciatore (piatto che viene proposto solo qui) e il cinghiale in bianco con le mele, piatto simbolo della tradizione tirliese.
Gestito con passione dalla famiglia Cini (con i fratelli Alessandro e Federica in cucina, Manuela e Ilaria, insieme alla nipote Ginevra e ai giovani di famiglia in sala), Il Poggetto vanta splendidi terrazzamenti esterni con vista sulle colline che arrivano fino quasi al mare, regalando uno spettacolo unico specialmente al tramonto.
L’anima della cucina è mamma Dibra, che ancora oggi prepara a mano la pasta fresca (anche senza glutine) e i dolci. Intorno a lei, il resto della famiglia che accoglie i visitatori e si preoccupa di farli sentire accolti.
Da assaggiare sono i primi piatti della tradizione curati dalla chef Federica e i secondi piatti come il cinghiale in bianco con olive e ginepro.
Il vero viaggio lento non si fonda su visite “mordi e fuggi”, ma richiede di fermarsi, respirare l’aria della sera e svegliarsi con la luce morbida del mattino. Per questo, il consiglio migliore è quello di fermarsi per la notte e alloggiare a Tirli. Gli indirizzi sono due: quello dell’affittacamere Alla Meria, gestito dalla famiglia Puntillo, e quello della Casa delle Stelle, di Grazia Bocci. Il dettaglio curioso è che entrambe le famiglie non sono originarie di Tirli (di Milano la prima e lucchese la seconda), ma questa piccola frazione collinare ha esercitato un fascino così potente da spingerle a cambiare i propri percorsi di vita.
LUOGO RACCONTATO DA CHI CI VIVE
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"Ho imparato ad apprezzare Tirli giorno dopo giorno, visita dopo visita. Di questo borgo amo la capacità di preservare un'identità autentica: dal profumo delle erbe selvatiche nei boschi al ronzio rilassante degli alveari, dalle grida durante una partita di Palla Eh! fino al calore umano di una cena in famiglia in Piazza del Popolo e delle notti trascorse sotto un cielo pieno di stelle."
Giulia Maio porta la voce del suo territorio dentro Luoghi Slow, il progetto editoriale di Find the Slow che racconta i luoghi italiani meno conosciuti attraverso chi li vive ogni giorno.
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